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Insegnare ad amare il vino, passione rosso rubino

Non sono mai riuscita a immaginarmi “profia”. Ho sempre pensato che insegnare non facesse per me. E invece negli ultimi anni, mi sono divertita a insegnare danza orientale, soprattutto alle signore over 70, e italiano agli stranieri. La soddisfazione di vedere una signora non più in forma che danza sentendosi bella o sentire un ragazzo analfabeta che viene da un paesino sperduto dell’Africa leggere quasi correttamente è un’emozione impagabile.
Senti che hai fatto qualcosa di bello, utile, che lascia il segno. Senti che hai migliorato un pochino la vita di qualcuno. Senti che hai trasmesso qualcosa, almeno una passione. Mentre insegni ti adegui continuamente al tuo pubblico, ti senti vivo e impari come non hai imparato mai.

Le cose che ho imparato da Paola: grazie maestra!

Un grande maestro, si sa, è quello che riesce a tirare fuori il meglio di te. È quello che capisce le tue potenzialità e ti aiuta a esprimerle. Quello che con pacche sulla spalla o critiche severe o sorrisi ti insegna a trovare la tua via, spargendo raggi di luce su un cammino quando a te sembra ancora buio.
Un vero maestro è quello che non vuole che diventi un suo clone, ma che fa di tutto perché tu diventi migliore di lui. Senza invidia e con tanta generosità.
Paola Ziliotto era così. Sono stata sua allieva per due anni, poi da animo inquieto quale sono, ho sentito l’esigenza di imparare altro. Mi ha suggerito di provare e sperimentare. E così ho fatto. Poi sono passata alla danza afro e poi indiana e ora alla capoeira. Ma questa è un’altra storia.

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Dark Shadows: Johnny Depp e Tim Burton, il richiamo del sangue

Il pallore di Willy Wonka, le mani allungate e armate di Edward mani di forbice, l’eleganza dandy e d’altri tempi del Cappellaio matto. Così si presenta Barnabas Collins, interpretato da Johnny Depp, in Dark Shadows di Tim Burton.
Il viaggio del regista fra gli esclusi dall’aspetto mostruoso e dal cuore tenero e, a volte dal cuore mostruoso e dall’aspetto tenero, continua. A ogni film sembra accogliere i precedenti e arricchirli di nuova linfa, sangue in questo caso: alla ricerca di una famiglia a cui appartenere, di una casa in cui sentirsi amati, di un cuore a cui legarsi. Senza poter scappare dalla propria natura, spesso crudele. E non per scelta.
Dark Shadows è una serie tv di moda dal 1966 al 1971 proposta sul grande schermo dal regista visionario che coglie l’occasione per accompagnarci nella sua cinematografia e, come sempre, nella nostra anima. E lo fa in modo divertente, magico, catturandoci nel suo mondo di visioni incantate.

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Il castello nel cielo: diventare grandi fra sogni e città volanti

I film di Hayao Miyazaki sono sempre un viaggio: nelle emozioni, nella fantasia, nei sentimenti puri dei piccoli (spesso i protagonisti sono bambini) nella visionarietà, nel potere dei sogni.
Il castello nel cielo, oggi nelle sale, è un film di animazione del 1986 ma non è datato affatto, se non per la musica un po’ troppo di arredamento.
Già dai titoli di testa siamo proiettati in un mondo di castelli volanti, città affascinanti, antiche civiltà scomparse. Sembra di vedere volare sotto macchine ed eliche Machu Picchu, Angkor Wat, e la Pandora di Avatar.

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Diaz: un pugno nello stomaco accende la rabbia. E diventa cinema.

Un cazzotto nello stomaco. Un film che lascia doloranti. E arrabbiati. Molto arrabbiati. Che la si viva come il giornalista (Elio Germano) che crede ancora che il suo mestiere si faccia andando sul posto e non stando seduto in redazione davanti al monitor, come il pensionato che dormiva alla Diaz per caso, come la giovane attivista tedesca che vede i suoi ideali frantumarsi come i denti sotto i manganelli, come l’avvocato del Genoa Social Forum che offre sostegno o informazioni o come il poliziotto illuminato (Claudio Santamaria) che ferma la macelleria e chiama le ambulanze.