Sono andata a ballare tango da sola. Ecco come è andata
Ieri sera, per una serie di coincidenze strane (chissà se esistono?) sono andata a ballare tango da sola. Mi è sempre successo di andare in gruppo o in coppia ma ieri sera c’è stato uno slittamento di orari per cui quando sono arrivata, le persone che avevano prenotato il tavolo stavano uscendo. Così mi sono seduta da sola, pensando “ecco, e adesso?”.
Sciocca io che sono ancora nuova dell’ambiente della milonga e non avevo ancora sperimentato questa condizione. Ho messo le scarpe e subito un invito, poi il secondo, il terzo, il quarto e così via. Non mi era mai successo di ballare tutta le sera, tutte le tande. Senza stop. Ogni volta che mi sedevo, essendo sola e non chiacchierando con nessuno e non volendo passare la serata col telefono, mi guardavo intorno. Ecco che subito incrociavo lo sguardo di qualcuno mai visto o conosciuto, non importa. Per la prima volta ho colto la mirada anche da lontano. Per la prima volta ho visto ballerini attraversare la pista per ballare con me. Piano piano ho acquisito confidenza e mi sono goduta tango, vals e milonga. Senza sosta.
Con qualcuno non ci siamo detti neanche il nome, qualcuno parlava troppo, qualcuno aveva un abbraccio scomodo con dita dentro le costole o mano spezzapolso, qualcuno aveva la camicia sudata, qualcuno ballava bene e c’era leggerezza e ascolto, con qualcuno c’è stata la magia dell’incontro, un corpo a due teste e quattro gambe e soprattutto due cuori che cercano di sincronizzarsi sulla musica.
Sono ancora nella fase della scoperta del tango, non più principiante che ti senti male perché non conosci mezzo passo e hai paura che si annoino tutti; non ancora esperta con adorni e piedi volanti da tutte le parti ma quella bella via di mezzo che ti permette di divertirti, esplorare, vivere con presenza, gioia e gratitudine ogni proposta.
Amiche tanguere, ecco la soluzione se volete ballare: andate da sole.
A un certo punto mi sono sentita persino in colpa per quei grappoli di tre o quattro amiche alle stesso tavolo che nessuno invitava.
Io invece lì, sempre vorticante. Non credo fosse per la tecnica o la leggerezza e la musicalità. Forse l’abito fasciante con la coda da sirena arricciata sul sedere. Credo fosse proprio perché ero donna e sola. La migliore preda possibile per il tanguero curioso, per quello macho, per quello che magari progetta un dopo serata, per quello annoiato, per quello in coppia, per quello che non deve confrontarsi con gli altri maschi della compagnia. Non entro nelle categorie di tango, patriarcato, machismo, ruoli. Si potrebbe fare una tesi di laurea su questo e su come il tango dia loro confini rispettabili. Resto sull’esperienza.
La pista si è svuotata, sono rimasta fino alla fine. Fino al taxi che mi ha riportata a casa. Felice e divertita.
Ho pensato a quante volte facendo le cose da sole incontriamo gli altri e facciamo davvero esperienza: in viaggio ad esempio. Bello condividere certo ma anche bellissimo esplorare in solitaria.


