Top

Christos Papadopoulos: “La danza è sempre politica, sul palco combatto l’apatia”

Papadopoulos

Christos Papadopoulos: “La danza è sempre politica, sul palco combatto l’apatia”

https://www.lastampa.it/torino/2026/09/12/news/christos_papadopoulos_intervista_torino_danza-15737436/

Su La Stampa, 12 settembre 2026

Euforia, entusiasmo e condivisione. Il piacere di sentire la vita che pulsa e l’energia che si moltiplica, si disperde e rigenera nello stare insieme, nel danzare insieme. Stasera alle 20,45 e domani alle 18 per Torinodanza Festival le Fonderie Limone di Moncalieri ospitano “My Fierce Ignorant Step” del coreografo greco Christos Papadopoulos. Dieci performer vibrano, risuonano come strumenti musicali, guidati dal suono dei passi e dei respiri generando una pulsazione collettiva e coinvolgente, un corpo plurale.

Da cosa prende spunto lo spettacolo?
«Negli ultimi anni ho sentito crescere la frustrazione dovuta alla situazione politica, alle guerre, all’ascesa delle destre, ai cambiamenti climatici e alla distruzione dell’ambiente. Stavo diventando una persona che non mi piaceva. E intorno a me vedevo apatia, rassegnazione e passività. Allora sono tornato agli anni dell’adolescenza e della giovinezza quando c’erano entusiasmo, voglia di vivere e desiderio di andare verso un futuro da costruire insieme. Non avevamo dubbi: il mondo era davanti a noi e avevamo la sensazione che tutto fosse possibile».

Lei ha 50 anni. Come è stata la sua gioventù?
«Piena di vitalità, ottimismo e fiducia. Avevamo questo sentimento forte: se avessimo agito insieme, il mondo sarebbe diventato un posto migliore da abitare. Volevo ritrovare quella sensazione che è evaporata nel tempo. Ora non facciamo nulla, esitiamo, siamo assenti perché ci sembra che non ne valga la pena. Con questo spettacolo volevo recuperare quell’entusiasmo pieno di energia e speranza. E la voglia di combattere insieme come atto di resistenza».

Che differenza c’è fra ottimismo e speranza?
«Credo che l’ottimismo sia qualcosa di astratto e generico. La speranza, invece, ha più a che fare con il coinvolgimento, l’azione, qualcosa di concreto e pratico che possiamo fare per migliorare la situazione».

Trova che le generazioni giovani siano più impegnate?
«C’è una nuova generazione molto attiva su tanti temi come l’ambiente ma anche una apatica che non vuole sapere nulla di cosa la circonda».

Come ha lavorato alla creazione di questo pezzo?
«Partendo dalla musica originale. Nei momenti difficili, sono ripartito dal titolo che mi piaceva molto e ho lasciato che i movimenti emergessero dai danzatori e dalle danzatrici. Visto che i passi erano molto complessi e il fallimento era sempre dietro l’angolo ho osservato questo: più era difficile imparare la coreografia, più le persone si aiutavano e si supportavano a vicenda, chiedendo e offrendo aiuto. Avevano bisogno gli uni degli altri. Questo pezzo da solo non sarebbe possibile. Soltanto insieme possiamo affrontare le sfide».

Il muoversi insieme è uno dei suoi temi di ricerca. Anche qui c’è l’effetto dello sciame?
«Insetti, uccelli e pesci si muovono insieme per bisogni vitali: la necessità di sopravvivere, difendersi dai predatori, comunicare. Il bene comune è una necessità, la bellezza diventa quasi un effetto collaterale, un risultato. Non danziamo insieme perché siamo sincronizzati ma ci sincronizziamo perché siamo insieme. È una meravigliosa realtà che infonde fiducia e speranza».

La danza è politica quindi?
«Sempre. È anche divertimento, dolore, sforzo, sudore. Portare idee astratte in qualcosa di concreto. È un rituale sociale di comunicazione».

È già venuto a Torinodanza con “Landless” lo scorso anno. Che rapporto ha con la città?
«Ero stato anche prima ospite alla Lavanderia a vapore. È una delle città più belle d’Italia. Mi piace molto perché le persone sono gentili e ci sono moltissime cose da vedere. Torino fa sentire felici, ispirati e speranzosi. È perfetta per questo spettacolo».