Cose che nessuno ti dice quando fai un safari in Botswana
Il binocolo, il cappello che copre il collo, gli abiti color cachi per non disturbare gli animali, la torcia da testa, gli strati da notti gelide e giornate roventi. Non manca nulla, sei un’artista del bagaglio a mano e ancora una volta non hai imbarcato nulla. Le mille preoccupazioni pre-partenza tutto sommato sono a bada e il safari comincia. Ti hanno dato un sacco di consigli utilissimi ma non ti hanno detto alcune cose che scoprirai subito:
- ti mancherà camminare: nel safari passi la maggior parte del tempo in auto e non puoi scendere a sgranchirti le gambe in mezzo ai leoni quindi le passeggiate che farai saranno dalla tua tenda al bagno, dal fuoco alla macchina;
- per lo stesso motivo imparerai presto a bere pochissimo, fare pipì con gli elefanti o il rischio di incontrare serpenti non è il massimo;
- di notte costruirai un mini wc di emergenza tagliando una bottiglia di plastica e riempiendola di sabbia;
- la savana, in molti punti, profuma di virgin mojito: un mix di menta, eucalipto, agrumi, fresco e piacevole, una bellissima sorpresa, fai il pieno che quando sarai vicino agli animali che mangiano l’odore sarà fastidioso;
- la natura è crudele e ha ben poco di romantico, se sei felino devi cacciare ogni 2 giorni, se sei elefante cammini e mangi 20 ore al giorno, se sei ippopotamo o impala o kudu devi segnare il territorio spargendo le feci, sembrando più figo di quello che sei se sei maschio, cercando un partner se sei femmina, se sei giraffa devi stare attenta alle pozze che devi abbassare la testa e tutto quel collo e per fortuna hai delle specie di calze a compressione graduata che impediscono alla pressione di avere sbalzi che ti ribaltino a terra, insomma che tu sia leone o gazzella ogni giorno ti svegli e pensi che forse la tua vita facendo la spesa al mercato e lavorando al computer non è poi così male;
- c’è un momento magico in cui il clima è meraviglioso, anzi 2, verso le 10 e verso le 16, per il resto è svegliarsi con mille strati, togliere togliere togliere, verso le 12-13 stare immobili e poi ricoprire ricoprire ricoprire;
- la polvere entra ovunque, anche se hai foulard, colli, protezioni varie, all’inizio la scaccia poi la accogli, amica polvere;
- il sole va giù alle 18, alle 20.30 ti sembra di aver fatto le ore piccole e crolli dal sonno;
- dormire con la iena che tritura ossa (il suono più spaventoso), l’ippopotamo che mugghia (una via di mezzo fra un brontolare e un russare molto sonoro), l’elefante che barrisce e non sai quando è vicino, i leoni che ruggiscono, i licaoni che sembrano piangere, il topolino che gratta la tenda non è di certo riposante. E mettere i tappi per non sentire farebbe ancora più paura;
- ti disconnetti da tutto, non vedi un palo della luce per giorni, il telefono dice “nessun servizio”, tutto questo ti disorienta la prima mezzora e poi ti pacifica e ti connette a tutto il resto; siamo uno e noi piccola piccola cosa.



