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Una vegana carnivora: ossimoro
o schizofrenia?

Da quando sono allergica al latte, non solo al lattosio ma anche alle proteine del latte, come la caseina che si trova praticamente ovunque, farine, lieviti, mieli, vini bianchi, surgelati, ho una doppia vita. Quando mangio a casa sono vegana (e lì le proteine del latte non ci sono, come non ci sono le uova) e quindi cereali (riso, farro, orzo, pasta ma non tutta va bene), legumi, verdura, tofu, seitan, tempeh e frutta a volontà.
Quando sono fuori o in viaggio mangio pesce (se sono sicura che non sia surgelato) o carne e quindi tagliate, bistecche, picanha alla pietra. Senza burro, ovviamente, è la cosa più semplice e meno a rischio. E insalatone. Insieme a prosciutto e melone (il prosciutto crudo è senza lattosio, tutti gli altri sono a rischio). Questa necessità di mangiare carne quando si è fuori viene dal fatto che molti cereali o verdure sono stati cucinati in modo non sicuro, a volte sono surgelati, imburrati, infarinati o ammollati in qualche salsa o anche solo nel vino.
Più mangio carne fuori e più mi desidero fortemente il cibo vegano.

corso degustazione

Insegnare ad amare il vino, passione rosso rubino

Non sono mai riuscita a immaginarmi “profia”. Ho sempre pensato che insegnare non facesse per me. E invece negli ultimi anni, mi sono divertita a insegnare danza orientale, soprattutto alle signore over 70, e italiano agli stranieri. La soddisfazione di vedere una signora non più in forma che danza sentendosi bella o sentire un ragazzo analfabeta che viene da un paesino sperduto dell’Africa leggere quasi correttamente è un’emozione impagabile.
Senti che hai fatto qualcosa di bello, utile, che lascia il segno. Senti che hai migliorato un pochino la vita di qualcuno. Senti che hai trasmesso qualcosa, almeno una passione. Mentre insegni ti adegui continuamente al tuo pubblico, ti senti vivo e impari come non hai imparato mai.