Recensione di “Preghiera/Tempi di guerra” di Virgilio Sieni all’Astra TPE
Il teatro Astra è avvolto nel fumo come si vede sempre più spesso in questo periodo: si perdono i confini fra chi performa e chi sta in platea: la scena bianca da ogni lato profuma di polvere e di tempo senza tempo per la prima assoluta del nuovo lavoro di Virgilio Sieni, produzione CanGo, Centro di Rilevante Interesse Nazionale per la Danza, TPE – Teatro Piemonte Europa, Fondazione Teatro della Toscana. Gli 11 quadri di “Preghiera/Tempi di guerra” prendono vita da 11 scatti di guerra di Paolo Pellegrin: Ucraina, Gaza, Libano, Mosul. A tenere insieme le preghiere per lei, i genitori, i figli, l’amico, chi attraversa, la voce e il suono di Ascari, in scena, che, come l’oro del kintsugi, l’arte di riparare la ceramica mostrando la ferita e nobilitandola, diventa collante e trasformazione in bellezza della crepe. Preannuncia il tema, interagisce, emoziona, coro dell’antica tragedia in un corpo solo. Da soli, in due, in quattro, i sei i danzatori e le danzatrici compongono un affresco dolente e mutevole del tempo che ci attraversa, del conflitto che abita lontano ma anche dentro di noi.
Solo lasciar andare l’ego, abbandonare il primato della performance, accogliere il peso dell’altro, affidarsi alle sue cure, creare insieme, diventano antidoto alla guerra. I costumi sottolineano le trasparenze dei corpi. I riferimenti pittorici danzano in scena: c’è l’amato Piero della Francesca, molte versioni di Pietà, i corpi che si sostengono tenendosi per le spalle come in antichi vasi greci. Alcune preghiere sono più toccanti di altre, più intense, risuonano nella sala, altre si perdono. La filosofia sostiene, la psicanalisi guida grazie alla collaborazione con Gabriella Ripa di Meana ma quello che emerge su tutto è il corpo, un corpo che si compone di sei membra, a volte meno, e che respira ripetendo la stessa sequenza in altre direzioni per accogliere nuove prospettive.
La pace è un esercizio quotidiano di cura e attenzione. “Chi danza difficilmente è guerrafondaio” ci ha detto Sieni in un’intervista su La Stampa. Jari Boldrini, Maurizio Giunti, Vanessa Mattei Scarpaccini, Giulia Mureddu, Andrea Palumbo, Linda Pierucci si donano con generosità in un rito collettivo laico dove lo spirito avvolge e consola, come il fumo che ci rende una cosa sola perché insieme lo respiriamo e insieme lo restituiamo al mondo.
La foto è di Laila Pozzo


