Viaggio in Mongolia, giorno 1: assaggio di Ulaanbaatar
Non è bella. C’è traffico, lo smog si attacca alla gola, le costruzioni sono caotiche, con grattacieli cresciuti troppo in fretta senza piano regolatore a coprire le memorie della presenza sovietica e quel che resta dei templi buddhisti antichi non distrutti dalle purghe staliniste. Siamo a 1.350 metri di altezza, da una parte la collina, dall’altra la montagna, prati verdissimi intorno e qui a Ulaanbataar (O Ulan Bator, eroe rosso) un intreccio di cemento, acciaio e caos. Gli abitanti della Mongolia sono 3.500.000 e più di un terzo vive nella capitale. Un terzo vive in micro-cittadine e un altro terzo è nomade, vive nelle ger, le tende a pianta tonda ricoperte di feltro con la porticina verso Sud e il cuore del tetto trasparente spostandosi a seconda dei pascoli, in funzione degli animali che nel Paese sono 70.000.000: pecore, capre, mucche, yak, cammelli e cavalli. Una simbiosi con gli umani che li sposta insieme nelle steppe fra inverni a -40° ed estati a +40°. La superficie è di 5 volte l’Italia, sopra c’è la Russia, la Siberia. Sotto la Cina, la nemica di sempre.
L’inurbamento della capitale è stato velocissimo negli ultimi anni. Un inverno troppo freddo o un’estate troppo calda e gli animali muoiono. Così non resta che andare in città dove, per quanto modeste, le condizioni sono subito più comode della tenda con bagno scavato nella terra a 100 metri dalla ger, acqua quando si può e stufa a legna che cuoce il davanti e gela il dietro, tavolini e sgabelli bassi e rigidi, coperte al posto dei materassi sui letti decorati di legno. I nomadi vivono nella praticità, non nella comodità. Bisogna poter impacchettare tutto e rimontare in poco tempo. La vita di albe e tramonti e giornate senza soste con gli animali, porta fuori, raggruppa, mungi, porta dentro, cucina, pulisci, etcetc sta cambiando. Ora si lavora nelle miniere, soprattutto rame e carbone.
Piazza Sukhbatar è il cuore di stridori fra antico e moderno. Da vedere c’è il tempio-museo Choijin Lama e il monastero Gandan, la piazza Beatles (perché c’è una statua a loro dedicata) e i magazzini di stato, un grande centro commerciale. Ci sono tantissimi musei dedicati a Genghis Khan, all’arte, alla storia ma in poco tempo meglio passeggiare e osservare la vita in strada. Domani inizia il vero viaggio che mi porterà nel deserto del Gobi, ad assistere al Nadaam e poi al Nord verso le montagne e i laghi al confine con la Siberia.




