Top

Danzare: il mio rimedio numero 1 per convivere con l’ADHD

Odissi

Danzare: il mio rimedio numero 1 per convivere con l’ADHD

Essere neuridivergente a volte è anche un po’ neuridivertente, per fortuna. A volte invece consuma risorse ed energie, fa sentire inadeguata, fa male perché tutto è troppo forte: emozioni, rifiuti, vestiti che pungono o stringono, scarpe, rumori.

Qui ho raccontato la diagnosi di ADHD tardiva che ho ricevuto. Ora vorrei parlare di cosa faccio per stare meglio.

Danzare è per me, da sempre, un modo per stare con quello che sento, istante per istante. La mente non scappa via perché è impegnata a copiare altri corpi, seguire la musica, guardarsi allo specchio per correggersi, sentire, sperimentare. O meglio la mente scappa, corre, si attorciglia ma ha sempre una casa a cui tornare: il corpo che danza. Nel mio caso disturbo dell’attenzione e iperattività si incanalano in un progetto comune che porta buonumore e serenità. La dopamina che scarseggia di solito in me, riparte. Certo cambio danza, disperdo, mi perdo. Se no che ADHD sarei? Però dalla classica all’afro, dalla danza orientale alla contemporanea, dal teatrodanza al tango, la mia mente inquieta impara a stare. Nel movimento.

L’Odissi è la danza che mi accompagna con più continuità dal 2009 perché è talmente sfidante e complessa che mi tiene lì e se non la pratico mi viene a richiamare. Ogni volta che danzo, oltre a sentire dolori in ogni muscolo e articolazione, disegno geometrie sacre, mi collego a storie antiche, afferro qualche atomo di quel meraviglioso viaggio che dall’infinito arriva al finito. Imparo, mi confronto con maestri, vado in India, pratico qui, studio con Lucrezia, incontro altre danzatrici. Faccio fatica, perdo l’attenzione, una cosa entra e tre escono perché il mio cervello è fatto così ma continuo, Non mi scoraggio. O meglio mi scoraggio ma mi riprendo. Non mi arrendo. Perché la musica e la danza mi fanno stare bene. A volte mi commuovo quando un tribhanga 8 o 9 funziona mentre la velocità raddoppia e e raddoppia ancora e riesco a controllare insieme talloni, gambe, bacino, torso, collo, mani e occhi.

C’è il tango. Anche lui mi fa stare bene perché sto nell’abbraccio e perché finisce. Dopo 3 minuti la persona con cui ho ballato torna ed essere estranea a non può far del male al mio corpo tutto spilli e alla mia testa tutta frulli. Certo, facessi pace coi tacchi…

Questo non è un consiglio medico. Rivolgiti a specialisti se hai dei dubbi sulla tua possibile neuridivergenza.