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Scrivere: il mio rimedio numero 3 per convivere con l’ADHD

quaderno

Scrivere: il mio rimedio numero 3 per convivere con l’ADHD

Dopo la danza e lo yoga, una cosa che mi aiuta a fare pace con l’ADHD è scrivere. Ho raccontato qui sul sito perché. I rimedi non sono in una graduatoria, si alternano abbracciandosi.

I primi scritti

Scrivo da sempre. Da bambina scrivevo poesie, soprattutto notturne, nel senso che lo facevo di notte portandomi pila, quaderno e penna sotto le coperte per non svegliare mia sorella. Quel quaderno ad anelli con un disegno di Sarah Kay con una bambina che guarda un pozzo e un cane che guarda la bambina è sopravvissuto a tanti traslochi ed è qui con me. Le poesie sono imbarazzanti: ci sono animali, persone, tramonti, ginnastica, danza, Torino e il Piemonte (forse avevo visto Felice Andreasi in tv recitare “Sulle dentate scintillanti vette”) e c’è persino una “compra-vendita”, forse dopo un problema da risolvere a scuola. Apice della carriera poetica un tour per le classi della scuola forse in prima media per un tema composto in rima. Conservo copia del foglio protocollo senza data: si parla di faraoni egizi, Hyksos, messaggi universali di pace. Poi sono passata ai diari e alle lettere. Quante lettere alle amiche che vedevo tutti i giorni a scuola.

Gli studi

Anche negli studi mi sono orientata allo scrivere: classico, lettere, la scuola di giornalismo di Urbino. Al liceo però non ho trovato insegnanti di italiano che mi abbiano fatto innamorare dello scrivere e del leggere e così ho insistito con l’Università dove però non si scriveva una riga. E allora una scuola di giornalismo biennale a Torino, fantastica perché tre sere alla settimana si scriveva: di cronaca, spettacoli, un comunicato stampa. Poi l’IFG di Urbino dove si scriveva sempre, anche per la radio e la tv. Poi, da vera ADHD, inconsapevole di esserlo, la pubblicità. Vedendo tanto precariato negli stage nei giornali e amando molto la “réclame” degli anni in cui sono cresciuta, spesso una forma d’arte, ho fatto per tanti anni la copywriter con in tasca il tesserino da giornalista professionista. Ogni tanto scrivevo articoli. Spesso erano troppo pubblicitari, mentre le mie body-copy erano troppo giornalistiche, insomma ero tante cose insieme, nessuna al posto giusto. Però scrivere mi ha sempre dato da vivere. Ora sono giornalista freelance, scrivo soprattutto per La Stampa. Sempre meno copy. Ho scritto anche libri, che trovate sempre sul sito.

Come mi fa sentire

Scrivere mi fa sentire bene, soprattutto quando ho dei vincoli (sono 3600 battute in 2 ore) così posso esplorare le possibilità; quando cerco di capire meglio cosa provo mettendolo nero su bianco; quando sono arrabbiata, triste, confusa; quando mi attraversa un flusso al quale presto le dita, qualcosa che non parte da me; quando seguo la musica delle parole e mi lascio portare in mondi nuovi; quando intervisto qualcuno e sento una risonanza che vibra oltre l’incontro; quando ho un’idea; quando trovo un attacco che mi emoziona; quando mi dimentico di bere o fare pipì perché sono presa; quando voglio dire qualcosa di importante a qualcuno e ho bisogno di ponderare le parole per non aggredire o dire male; quando penso che magari quello che scrivo potrebbe essere utile, come forse questo post. Ci sono anche i momenti di parole che non arrivano, insoddisfazione, frasi che non girano ma la cosa bella è che non mi annoio mai quando scrivo. Mai. L’attenzione vaga ma torna, la mente è impegnata e ci sono piccole ricompense in dopamina, l’impulsività si placa.

Questo è un consiglio personale che non ha nulla di medico o terapeutico. Se hai dubbi di avere l’ADHD rivolgiti a professioniste/i affidabili. Fare i test su internet non basta.