Top

Viaggio in Mongolia, giorno 7: dinosauri e rocce rosse

Flaming Cliff

Viaggio in Mongolia, giorno 7: dinosauri e rocce rosse

Ancora una giornata di viaggio nel deserto e una domanda che mi accompagna sulle non strade, tutte salti e polvere e tempo: i sensi sono affidabili?

Ci fidiamo di quel che vediamo, sentiamo, ascoltiamo, annusiamo, percepiamo. Ma le cose sono proprio così? Nel deserto vedi acqua dove non c’è, come se ci fossero enormi pozze lontane che non esistono. Senti suoni di cose che ancora non vedi e che poi si manifestano ma a volte non capisci da dove arrivano perché rimbalzano sulle rocce o sono portati via dal vento che arriva dalle steppe del Nord. Anche il tatto è ingannevole: senti il calore della pelle mitigato dal vento, l’aria è secca, non hai neanche sete ma è meglio bere. E profumi e sapori saranno proprio così?

Arriviamo a Bayanzag, che significa “ricco di arbusti di saxaul”, gli arbusti che crescono qui. Il posto è più noto come “Flaming Cliffs”, rocce fiammeggianti, che si accendono di colori caldi e meravigliosi al tramonto. Quindi valle verde, rocce rosse, cielo blu, ecco i 3 strati di una meravigliosa torta le cui spaccature lasciano vedere gli strati interni. Come ciliegina, o meglio ricciolo di panna, qualche nuvoletta bianca.

Un posto mitico e mistico, amato dai dinosauri e pieno di fossili. E sì qui c’era il mare. Nel 1922 una spedizione statunitense guidata da Roy Chapman Andrews, con attrezzature cinematografiche all’avanguardia per documentare l’impresa trovò ossa e uova di dinosauri fra cui gli scheletri di un velociraptor e un protoceratops in lotta. In quest’area è stato girato nel 2003 “La storia del cammello che piange”, uno dei motivi per cui sono in viaggio in Mongolia. Magico Gobi.